Disturbo bipolare: formulazione di Litio a rilascio prolungato


Sono quasi un milione gli italiani colpiti da disturbo bipolare, una malattia che alterna stati di euforia a fasi depressive, causando notevoli disabilità e sofferenze.

Tra gli stabilizzanti dell’umore, il Litio è da decenni considerato il trattamento d’elezione per la cura del disturbo bipolare.
La nuova formulazione a lento rilascio ( Resilient ) consente una riduzione degli effetti collaterali e maggiore maneggevolezza, grazie alla possibilità della monosomministrazione giornaliera, per una più corretta gestione del paziente.

Il disturbo bipolare è una condizione psichiatrica cronica e ricorrente, caratterizzata da insoliti sbalzi di umore in cui il rischio di suicidio è 15 volte superiore rispetto a quello della popolazione generale.
Questa malattia mentale colpisce soprattutto nella fascia d’età tra i 15 e 44 anni, con pesanti ripercussioni sulla vita familiare e lavorativa dei pazienti.
L’insorgenza del disturbo bipolare si verifica nella prima età adulta, intorno ai 20-30 anni.
Si tratta di una patologia con un impatto molto alto sulla vita quotidiana. Chi ne soffre alterna periodi di depressione, in cui è molto triste e apatico, a fasi di eccitamento in cui, al contrario, si sente felicissimo, ma spesso anche irritabile, è iperattivo e ha difficoltà a controllare gli impulsi, mettendo in atto comportamenti pericolosi, quali l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, lo shopping compulsivo, la promiscuità sessuale e la guida ad alta velocità.

Un trattamento non adeguato comporta serie conseguenze: possibili problemi di carattere economico ( durante la fase depressiva il paziente spesso non-lavora, mentre nel periodo di euforia spende senza controllo e contrae debiti ) e ricadute negative sulla vita affettiva e sui rapporti interpersonali.
Inoltre, i soggetti che ne soffrono presentano una bassa aspettativa di vita, in parte per l’alto rischio di suicidio nel periodo di depressione, in parte perché la persona non segue in maniera corretta le cure per altre malattie ( per esempio, ipertensione e diabete mellito ), andando incontro a complicanze di natura medica generale.

Diagnosi tardive, elevato tasso di comorbilità con stati d’ansia e disturbi legati all’abuso di alcol e stupefacenti, scarsa coscienza di malattia e l’incostante adesione alle cure rendono spesso difficile la gestione clinica della patologia, che punta principalmente a prevenire le ricadute attraverso una terapia di mantenimento a lungo termine con l’utilizzo di stabilizzatori dell’umore, in primis il Litio.

Il Litio è un metallo alcalino, scoperto nel 1817 dai chimici svedesi Johan Arfwedson e Jons Jacob Berzelius. All’inizio del ‘900 veniva considerato quasi una panacea, in grado di curare numerose malattie. Negli anni ‘40 del XIX secolo iniziò ad essere impiegato nella pratica clinica per trattare la gotta e gli eccessi di acido urico.

Nel 1949 il medico australiano John Cade pubblicò i risultati di uno studio sull’efficacia del Litio nella cura di pazienti con mania, che non suscitò però grande interesse, poiché nello stesso anno apparvero le prime pubblicazioni sulla possibile tossicità del minerale.
Il lavoro di Cade venne ripreso dallo psichiatra danese Mogen Schou, che per primo dimostrò l’efficacia del Litio nella terapia dei pazienti maniacali in uno studio controllato e in doppio cieco, pubblicato nel 1954 e accolto con un certo scetticismo dalla classe medica.

Soltanto nel 1970 l'Agenzia regolatoria degli Stati Uniti, FDA ( Food and Drug Administration ), riconobbe il Litio come terapia d’elezione degli stati d’eccitamento maniacale e profilassi delle ricadute, a seguito della pubblicazione di uno studio danese sulla rivista The Lancet.

Le lineeguida dell’American Psychiatric Association e del National Institute for Health and Care Excellence considerano il Litio il gold standard nel trattamento delle fasi acute maniacali, nella profilassi delle recidive bipolari, nelle fasi depressive del disturbo bipolare e nella depressione ricorrente.
Inoltre, numerosi studi, quali una recente metanalisi ( Cipriani A et al. Lithium in the prevention of suicide in mood disorders: updated systematic review and meta-analysis, British Medical Journal 2013 ), hanno confermato l’efficacia del sale di Litio nel ridurre il rischio suicidario, che risulta 15 volte superiore nei pazienti bipolari rispetto al resto della popolazione.

La nuova proposizione farmacologica consente di raggiungere concentrazioni plasmatiche di Litio più stabili, un loro aumento più graduale, che si associa a una diminuzione degli eventi avversi, sia a breve termine ( disturbi gastrointestinali e urinari, tremori ) sia nel lungo periodo, come problematiche tiroidee, cardiovascolari e renali.
La formulazione a lento rilascio permette inoltre di utilizzare il Litio a dosaggi più contenuti. ( Xagena_2017 )

Fonte: Angelini, 2017

Xagena_Medicina_2017